a volte ritornano…

Pensieri alla spina…ti ho abbandonato per troppo tempo, caro amico mio. troppo preso dalla vita e dalla sua frenesia. tra lavoro, famiglia e stanchezza, ti ho trascurato, ma non ti ho dimenticato. non lo potrei fare mai. sei sempre la mia pagina bianca preferita su cui scrivere le mille cose che mi passano per la testa. sei un fedele e silenzioso compagno, che ascolta le mie sciocchezze e le mie paranoie, i miei pensieri e le mie paure. e oggi voglio dedicarti un pò del mio tempo. e voglio dedicare agli amici di questo bar virtuale, una canzone che amo, del grande Mannarino…”il bar della rabbia”. perchè voglio brindare a chi è come me…a chi ogni tanto si sente come ” l’ odore de tappo der vino che hanno rimannato ndietro” o a chi si sente come “i calli sulle ginocchia di chi ha pregato tanto e nun ha mai avuto”… a chi è come er vento… vado ndo me va…vado ndo me va, ma sto sempre qua.”.

perchè “la cosa più sfortunata e pericolosa che mi è capitata nella vita è la vita, che una vorta che nasci, giri… conosci… intrallazzi… ma dalla vita vivo nunne esci… uno solo ce l’ha fatta… ma era raccomannato… Io invece nun c’ ho nessuno che me spigne. mejo…’n se sa mai… visti i tempi!” … e “mò che viene sera e c’è il tramonto io nun me guardo ndietro… guardo er vento. Quattro ragazzini hanno fatto n’ astronave con npò de spazzatura vicino ai secchioni, sotto le mura dove dietro nun se vede e c’è n’aria scura scura. Ma guarda te co quanta cura se fanno la fantasia de st’ avventura. Me mozzico le labbra, me cullo che me tremano le gambe de paura.
poi me fermo e penso: però che bella sta bella fregatura…”

Invecchiando si migliora… come il vino buono. si diventa più maturi. a volte più saggi. C’è addirittura chi diventa più bello e simpatico (non è il mio caso, chiaramente…).
Ci si fa forti delle proprie esperienze, dei propri errori. Ci si guarda indietro, a volte con soddisfazione. a volte con rammarico.
Qualcosa lo abbiam perso per strada, ma qualcosa abbiamo anche seminato e prima o poi ne raccoglieremo i frutti.
Spesso invecchiando si peggiora…come il vino cattivo. qualcosa si spezza, si rompe, si perde, si dimentica.
Ad esempio, ci si dimentica di essere stati bambini e si diventa dei bacchettoni. pronti a giudicare, a rimproverare, a sentenziare…dall’alto della nostra saggezza, della nostra presunzione.
Crescendo, ci costruiamo un’infinità di castelli mentali, ci lasciamo imbrigliare nelle paranoie, nelle convenzioni. e diventiamo noiosi.
Mamma mia quanto siamo noiosi.
A volte ripenso a quando a rimprovero le mie figlie.
Le rimprovero ad esempio perchè saltano sul letto. Perchè corrono per casa o perchè giocano gridando come due matte.
Hanno 2 e 4 anni. E quando ripenso al perchè le ho sgridate mi chiedo: ma cosa voglio dalle mie figlie? che si siedano sul divano composte a leggere dei libri di letteratura francese, sorseggiando un cognac e fumando la pipa?
Allora mi rendo conto che sono uno stronzo. Uno stronzo molto stanco, certo. Perchè mi alzo presto la mattina, perchè vado a lavoro in macchina e magari perdo le ore nel traffico, perchè in ufficio combatto tutti i giorni per ore e ore. Perchè non ho mai tempo e soldi per fare tutto quello che vorrei.
Ma questo mi autorizza ad essere noioso e bacchettone con le mie bimbe? O invece dovrei godere della loro frenetica allegria, lasciarmi coinvolgere nelle loro folli corse nel corridoio o nel cortile del palazzo? Ed essere bambino come loro, con loro e per loro.
Un compagno di giochi, non un rompipalle.
Sfruttare la mia” esperienza” per insegnar loro nuovi giochi e non per annoiarle con le solite frasi: “silenzio che il vicino dorme” o “attente che se cadete vi fate male”.
e sticazzi se vi sbucciate un gionocchio o se vi fate un bernoccolo. e sticazzi se il vicino si sveglia o se si fa più baccano del solito.
Voglio che la mia casa sia sempre aperta agli amici e agli amici degli amici.
Che ci sia festa, rumore, caos e disordine. Che ci sia vita.
Voglio le pareti di case piene dei disegni delle mie bimbe, dei loro ghirigori incomprensibili ma meravigliosi.
Voglio sedermi sul divano e ritrovarmi sotto il sedere le molliche dei loro biscotti o i pezzi dei lego che la sera prima hanno lanciato per aria.
Voglio la macchina piena dei loro giocattoli, della sabbia del mare che ci portiamo sui piedi e sulle gambe dopo ore passate a giocare in spiaggia a fare castelli.
Voglio la macchina sempre in riserva, sporca di polvere e piena di graffi, per le mille avventure e per i viaggi fatti nel weekend per andare a trovare gli amici.
Ecco: io non voglio diventare aceto.
Voglio essere un buon vino, che invecchiando migliora.

Seconda stella a destra

Seconda stella a destra…sarà questa direzione giusta per raggiungere l’isola che non c’è?
Certe volte mi sento come se avessi di fronte cento, mille stelle e volessi afferrarle tutte.
Eppure sento che basterebbe seguirne solo una. La più luminosa, la più bella, la mia

.seconda stella a destra

La musica fa…

A lavoro oggi è una giornata tranquilla…dopo mesi di autentica battaglia si respira un pò, in attesa delle tanto desiderate (e meritate?!?!?) ferie estive.

Così, ne approfitto per ascoltare un pò di buona musica. buona almeno per me, chiaro. cuffiette nelle orecchie, schiaccio il tasto play e boom! un’ esplosione di immagini e di ricordi nella mia mente. adesso sono a Catanzaro, in auto, insieme al mio amico Stefano… scherziamo e ridiamo insieme, ascoltando il Liga, mentre andiamo a vedere la partita di calcetto di Bebè.. ma basta un attimo e sono a Londra, a chiedere a Marilena di sposarmi…con il sottofondo di Ronan Keating! con i Tribalistas invece, volo a Lisbona, con un’ amica che amica più non è. e se Elio e le storie tese mi riportano alla scuola media con Antonio e Miguel, con gli Articolo 31 e i Sottotono sono ad Amsterdam, insieme ad Antonella e a tutta terza A del liceo classico Galluppi di Catanzaro.

il caldo fuoco dei falò estivi è qui davanti a me, ora, con Ciccio, Alessio e i Red Hot Chili Peppers…

I Litfiba dicono che “la musica fa sognare e volare, capire. La musica dà la forza di reagire. La musica fa viaggiare senza partire. La musica fa capire ciò che vuoi capire…”

A me succede spesso, soprattutto quando sono stanco, pensieroso. la musica ha questo effetto prepotente, devastante, stupendo. riesce a riportarmi indietro nel tempo, anche senza il bisogno di chiudere gli occhi.

La musica per me è uno strumento di Dio per dar pace e ristoro all’anima…

proprio come a volte riscono a fare alcuni romanzi…
I Negrita descrivono questa sensazione in maniera splendida: “Ma come puo’ accaderti questo? Decolli a bordo del tuo letto. Stai tranquilla non e’ niente e’ solo vita che entra dentro. Il fuoco che ti brucia il sangue, quella e’ l’anima…”
 

Scrivi per te

“Scrivi per te”, mi dici.

Ed ecco

Metri di sabbia spessa e scura

Seppellirmi l’anima.

“Scrivi per te, solo per te”, ripeti.

Ed ecco

Affacciarsi a ridosso di un cuore incerto

L’eco lontana della vanità.

“Scrivi per te”, insisti.

Ti ascolto in silenzio

Ma nel segreto del mio cuore sento

Che mai, pur volendo,

Scriverò solo per me.

Il lamento di Danae

Ancora una volta, la cronaca ci parla di emigranti che cercano di raggiungere le nostre coste. forse alla ricerca di nuova fortuna, forse perchè costretti dai propri familiari o più semplicemente perchè disperati.
Credo che nessuno sappia veramente cosa si prova all’interno di quei barconi, dove centinaia di esseri umani vengono stipati come bestie dagli scafisti.
Riesco ad immaginare soltanto la disperazione di un genitore che, durante la traversata, quando magari il mare grosso ed il vento infieriscono sul gommone, pensa alla sorte del proprio figlio e prova a proteggerlo dalla furia della tempesta.
Dedico a quei genitori lo splendido brano di Simonide di Ceo, il Lamento di Danae.
Danae viene rinchiusa da suo padre, Acrisio re di Argo, in una cassa rivestita di chiodi insieme a suo figlio Perseo e poi gettata in mare. E, magari proprio come un emigrante disperato, il suo ultimo pensiero e la sua ultima preghiera sono per il proprio figlio.

“Quando nell’arca regale l’impeto del vento
e l’acqua agitata la trascinarono al largo,
Danae con sgomento, piangendo, distese amorosa
le mani su Perseo e disse: “O figlio,
quale pena soffro! Il tuo cuore non sa;
e profondamente tu dormi
così raccolto in questa notte senza luce di cielo,
nel buio del legno serrato da chiodi di rame.
E l’onda lunga dell’acqua che passa
sul tuo capo, non odi; né il rombo
dell’aria: nella rossa
vestina di lana, giaci; reclinato
al sonno il tuo bel viso.
Se tu sapessi ciò che è da temere,
il tuo piccolo orecchio sveglieresti alla mia voce.
Ma io prego: tu riposa, o figlio, e quiete
abbia il mare; ed il male senza fine,
riposi. Un mutamento
avvenga ad un tuo gesto, Zeus padre;
e qualunque parola temeraria
io urli, perdonami,
la ragione m’abbandona”»

LA DAMA BIANCA E LA RIBELLIONE DELLE SINAPSI


Molti, molti anni fa la dama bianca era la compagna di Fausto Coppi, ciclista di tutto rispetto che per questa bella fanciulla, al secolo Giulia Occhini, non aveva esitato a separarsi dalla moglie, sacrificando la reputazione e ravvivando i pomeriggi di chiacchiere dell’italietta democristiana e supercattolica. Ma la Occhini non era solo bella, era anche coraggiosa: anche lei non ha esitato, a soli ventisei anni, ad abbandonare marito e figli per amore, scandalizzando ancor di più l’opinione pubblica, in quanto donna adultera in un momento storico in cui non esisteva il divorzio ma il delitto d’onore e l’adulterio era considerato reato penale.
Ecco, alla luce di quanto sopra mi disturba un tantino apprendere che la dama bianca dell’italietta renziana e supercattolica di oggi si chiama Federica Gagliardi, è una raccomandata di Berlusconi ed è stata beccata con “soli” 24 chili di cocaina.
Voglio dire, prima associavo all’appellativo “dama bianca” baci rubati ma sempre alla luce del sole, corse ciclistiche al tempo in cui il doping non si conosceva neppure, film in bianco e nero con totò, peppone, don camillo, vacanze romane e commedia all’italiana.
Adesso le mie povere sinapsi sono spinte all’immediata associazione tra “dama bianca” e labbra e poppe siliconate, tossici di lusso, raccomandazioni e aerei di stato presi per hobby. Già che ci sono, mi arriva pure un’immagine lampo col marito della Mussolini intercettato mentre cerca una giovane mignotta.
A chi devo chiedere i danni morali e materiali?

MOMENTI SOSPESI

Ogni tanto, da lontano arriva come un sussurro. E’ una voce, un’eco di impazienza che mi spinge a fare, fare, agire oggi prima che sia tardi. In quei momenti il silenzio diventa un rumore assordante, insopportabile. E’ questo il caso. Fuori un nuvolone denso minaccia pioggia, ma non piove.
Dentro, mille promesse di progetti futuri si fanno strada sgomitando, ma nulla accade.

Ogni tanto, in momenti come questi, come questo, il silenzio cerco di farmelo amico. Semplicemente, ascolto quello che ha da dirmi. Lo so che tante cose non mi piaceranno. So anche che molte cose da fare, per il momento, è meglio lasciarle sospese. La mia anima vede oltre e sa che ora non è tempo.

Meglio restare fermi sapendo il perché, piuttosto che muoversi a caso come mine vaganti, senza sapere dove andare e come fare. C’è qualcosa di magico e irripetibile nell’attesa, nei momenti sospesi tra l’essere e il nulla.

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Ieri ho incoraggiato un amico a non perdere di vista la propria creatività. Oggi osservo i frutti di questo incoraggiamento, vedo quanta bellezza ho intorno e me la godo…buongiorno e buon weekend. Il sole non è in cielo?mi faccio bastare quello che c’è, quello che immagino, quello che ho nel cuore

grotta e mare