Invecchiando si migliora… come il vino buono. si diventa più maturi. a volte più saggi. C’è addirittura chi diventa più bello e simpatico (non è il mio caso, chiaramente…).
Ci si fa forti delle proprie esperienze, dei propri errori. Ci si guarda indietro, a volte con soddisfazione. a volte con rammarico.
Qualcosa lo abbiam perso per strada, ma qualcosa abbiamo anche seminato e prima o poi ne raccoglieremo i frutti.
Spesso invecchiando si peggiora…come il vino cattivo. qualcosa si spezza, si rompe, si perde, si dimentica.
Ad esempio, ci si dimentica di essere stati bambini e si diventa dei bacchettoni. pronti a giudicare, a rimproverare, a sentenziare…dall’alto della nostra saggezza, della nostra presunzione.
Crescendo, ci costruiamo un’infinità di castelli mentali, ci lasciamo imbrigliare nelle paranoie, nelle convenzioni. e diventiamo noiosi.
Mamma mia quanto siamo noiosi.
A volte ripenso a quando a rimprovero le mie figlie.
Le rimprovero ad esempio perchè saltano sul letto. Perchè corrono per casa o perchè giocano gridando come due matte.
Hanno 2 e 4 anni. E quando ripenso al perchè le ho sgridate mi chiedo: ma cosa voglio dalle mie figlie? che si siedano sul divano composte a leggere dei libri di letteratura francese, sorseggiando un cognac e fumando la pipa?
Allora mi rendo conto che sono uno stronzo. Uno stronzo molto stanco, certo. Perchè mi alzo presto la mattina, perchè vado a lavoro in macchina e magari perdo le ore nel traffico, perchè in ufficio combatto tutti i giorni per ore e ore. Perchè non ho mai tempo e soldi per fare tutto quello che vorrei.
Ma questo mi autorizza ad essere noioso e bacchettone con le mie bimbe? O invece dovrei godere della loro frenetica allegria, lasciarmi coinvolgere nelle loro folli corse nel corridoio o nel cortile del palazzo? Ed essere bambino come loro, con loro e per loro.
Un compagno di giochi, non un rompipalle.
Sfruttare la mia” esperienza” per insegnar loro nuovi giochi e non per annoiarle con le solite frasi: “silenzio che il vicino dorme” o “attente che se cadete vi fate male”.
e sticazzi se vi sbucciate un gionocchio o se vi fate un bernoccolo. e sticazzi se il vicino si sveglia o se si fa più baccano del solito.
Voglio che la mia casa sia sempre aperta agli amici e agli amici degli amici.
Che ci sia festa, rumore, caos e disordine. Che ci sia vita.
Voglio le pareti di case piene dei disegni delle mie bimbe, dei loro ghirigori incomprensibili ma meravigliosi.
Voglio sedermi sul divano e ritrovarmi sotto il sedere le molliche dei loro biscotti o i pezzi dei lego che la sera prima hanno lanciato per aria.
Voglio la macchina piena dei loro giocattoli, della sabbia del mare che ci portiamo sui piedi e sulle gambe dopo ore passate a giocare in spiaggia a fare castelli.
Voglio la macchina sempre in riserva, sporca di polvere e piena di graffi, per le mille avventure e per i viaggi fatti nel weekend per andare a trovare gli amici.
Ecco: io non voglio diventare aceto.
Voglio essere un buon vino, che invecchiando migliora.

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