Fammi ancora essere figlio

Fammi ancora essere figlio. Solo una volta. Una volta sola.
Poi ti lascio andare.
Ma per una volta ancora, fammi sentire sicuro.
Proteggimi dal mondo.
Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.
Guida tu, che io sono triste e stanco.
Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.
Metti la musica che ti piace. Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.
Fammi essere piccolo.
Pensa tu per me.
Decidi tu per me.
Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.
Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.
Raccontami storie.
E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.
Ho voglia di rimanere figlio per sempre.
Abbracciami forte come dopo un goal.
Dormi ora, come hai fatto per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.
Rassicurami.
Carezzami la testa.
Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.
Ma io non voglio.
Non ora.
Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.
Non andare papà.
Ti prego.
Fammi essere ancora tuo figlio.
Fammi essere sempre tuo figlio.

Gabriele Corsi

Al bar Pensieriallaspina

Al bar Pensieriallaspina
passa la gente a noi più vicina
passa la gente di cuore e d’ingegno
passa la gente senza un impegno.

Passano i belli e passano i brutti
ma per fortuna
non passano tutti.

Passano amici di qualità
passano fiori e fragilità
passan nemici che non torneranno
passano amori che vengono e vanno.

Passano sogni ogni giorno migliori
Passano gioie, speranze e dolori.
Passa il ricordo e il senno di poi
E certe volte passiamo anche noi.

La Bonnie de noantri

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Ansie da prestazione (da genitore)

Prima o poi lo sapevo che sarebbe successo.
Uno dei momenti più temuti nella vita di un padre.
Uno di quei momenti che cerchi di rimandare, perchè si, hai paura.
la prima volta che rimani COMPLETAMENTE DA SOLO per più di 10 minuti con una neonata. Ti sei preparato, come se dovessi andare in guerra, ma forse non basterà. Cellulare in tasca, con tasti programmati per chiamare nell’ordine:
la mamma (keep calm and call mom);
il pediatra (al secondo posto, tanto ne saprà sempre meno della mamma);
il 112;
il 113;
il 118;
i tuoi genitori;
i tuoi suoceri;
un esorcista.

Il Biberon è pronto, pannolini e kitvari per emergenza cacca somo già sul fasciatoio.
Bavaglini per emergenza vomitino un pò ovunque.
Hai imparato a memoria almeno 10 ninne nanna diverse, anche in francese che non si sa mai, magari il pargolo ha gusti raffinati.
Così, la mamma esce, dopo aver preparato al meglio il pupo: poppata, cambio pannolo, ninna. il pargolo sembra un angelo, dorme beato nella culla.
Tu pensi: ma si, cosa vuoi che sia? guarda come dorme beato…
allora, ti avvici alla culla per guardarlo, per ammirarlo.
Ma ancora non sai che questi nuovi bebè sono dotati degli optional più avanzati. e così, partono i sensori volumetrici, il bebè si accorge dello spostamento d’aria in prossimità della sua culla e, zac! ngheee ngheeee, parte l’antifurto…
Tu ti avvicini e provi ad instaurare un dialogo, provi a contrattare. ma fai l’errore di dire: dai, che quando torna mamma…
Ti sei fregato. lui/lei capisce che sei da solo. capisce che può distruggerti. Ti guarda con i suoi splendidi occhioni e ti sorride. ma non è un sorriso d’amore. è un sorriso carico di furbizia, di malizia…sta già elaborando il piano per renderti la vita impossibile.
Ma poi, tu la prendi in braccio, te l’avvicini al petto, la senti respirare, la senti vivere, così piccola, profuma di caramella.
Quel momento è magia. Qualcosa di inspiegabile. Lei ti si addormenta in braccio e pensi che non ci sia cosa più bella al mondo di quel batuffolino che stringi sul tuo cuore.