Il mio piccolo elogio della follia

Sia benedetta la follia quando è piacere. Sia benedetto il folle quando si nutre di passione senza regole. Sia lodato l’emarginato, l’oppresso coerente con la sola verità: l’assenza di verità.

Sempre sia lodato il pauroso che ha fatto un passo avanti, l’eterno giovane che è anche eterno vecchio, chi sorride per scelta e non per caso, chi beve perché ha sete e mangia perché ha fame.

Sempre sia lodato il solitario che ha imparato ad apprezzare l’altro, chi non ha tempo da recuperare né vuoti di silenzio da riempire.

Sia benedetta la notte che scende nell’anima per nutrirla di ombre immortali.

SPINE NEI PENSIERI

Fanno male e fanno bene. Sono momenti in cui qualcosa punge dentro e ci allontana dalla densità fluida e comoda del sentirsi sereni. Dopotutto, che noia la serenità. Non è che un miraggio imperfetto, l’imperfezione nella perfezione apparente, una pozzanghera ampia e informe che si fa guardare da lontano. Quanto è piacevole, a volte, lasciarsi sferzare il viso dal vento freddo, trovarsi fuori dalla terra di mezzo del “troppo” e del “troppo poco”, sentire la vita che si affaccia prepotente, dietro l’apparenza della mediocrità.