TUTTO IL MONDO E’ PAESE

 

In Italia un’altra donna è stata picchiata, stavolta dal padre. Si è innamorata di un uomo che appartiene a una razza diversa, impopolare anzi odiata, ed è stata punita per questo.  Il padre è un volgare delinquente, corrotto al punto da aver evitato il carcere nonostante tutti sappiano che è colpevole. La ragazza ha scelto di non denunciarlo per non mandarlo in carcere a vita, visti i precedenti. Una costola rotta e altre ferite pesanti, vissute nel silenzio. Tutti sanno e nessuno parla.

Nel nome di che cosa? Della famiglia? Un padre ha il diritto di mandarti in ospedale a forza di botte?  Allora forse, in nome di un’arcaica difesa di ciò che è mio, della mia terra, delle mie figlie femmine considerate come oggetti, della mia razza che non deve essere imbastardita da contaminazioni esterne?

Pochissimi giorni fa invece, nello Yemen, una bambina di otto anni è morta: era stata venduta come moglie a un quarantenne la prima notte di nozze ha avuto un’emorragia interna. Questa notizia orribile ha svelato o ricordato al mondo che esistono ancora molte spose bambine nello Yemen, ma anche in altri paesi dell’Asia meridionale e dell’Africa sub sahariana.

Sapete qual è il mio problema? Non riesco a fissarmi sui particolari, spesso vedo le cose da una prospettiva ampia. Tendo ad accomunare, paragonare, mettere in relazione persone, cose, sentimenti, fatti che in teoria avrebbero poco in comune.

La questione è questa: può una donna, in qualunque tempo, in qualunque luogo, a qualunque età, essere considerata se va bene un prodotto da consumare, se va male una ciabatta vecchia da rottamare? Può una donna essere sfigurata con l’acido, uccisa, picchiata, violentata, molestata, trattata con sarcasmo o indifferenza? Non ho detto “Può una donna oggi”. Non ho detto “Può una donna qui”. Neppure “Può una donna adulta, una ragazzina, una bambina”. Perchè la violenza è violenza, sempre, comunque, chiunque la commetta o la subisca.

E’ ora di finirla col relativismo, che spesso fa comodo a chi non vuol vedere.

CHIACCHIERE DA BAR

Appena leggo le notizie mi immagino già i luoghi comuni che seguiranno, come fossero una tassa da pagare. Il papa ha detto che i conventi vanno dati ai rifugiati? “Quant’è bravo questo papa, mi piace proprio, mi piace come dice buongiorno, buonasera, buon appetito”. Tutto bellissimo, ma nessuno parla del fatto che alle parole non seguono i fatti, lo Ior è ancora lì e le proprietà della Chiesa restano esenti da Imu. Sicuramente questo papa ha rotto alcuni schemi, ma troppo c’è da fare e le parole non bastano.

Undici Settembre per non dimenticare? Sinceramente il resto dell’anno non dimentico i morti che gli americani hanno causato e ciò che minacciano di scatenare in Siria. Non dimentico nemmeno che l’11 Settembre del ’73 il presidente cileno Allende è stato messo all’angolo dal colpo di Stato di Pinochet e si è ucciso.

Belen Rodriguez ha ricevuto due rifiuti da altrettanti preti che non vogliono celebrarne il matrimonio, visti i suoi trascorsi? Ma chi se ne fotte! Se questa è una notizia io sono l’orso Yogi.

Il problema è che rischio seriamente di dovermene andare in giro al grido di yabadabadoo, perchè la maggior parte del chiacchiericcio da bar è fatto di parole come “Belen e Stefano”, “povero Bevilaqua” (ormai è morto,  perchè insistere a mettere in piazza vicende che sarebbe il caso di lasciare alla sfera privata?) e altre amenità. A proposito, come ho potuto trascorrere le ultime settimane senza sapere di cosa si nutre il royal baby e se fa regolarmente il ruttino?

Sapete che c’è? Sono stufa di subire il chiacchiericcio inutile e di perdere il mio tempo dietro a luoghi comuni di ogni forma, colore e dimensione. D’ora in poi la mia risposta sarà “sti cazzi”. Se va bene, e solo se sarò di buonumore.