LO SGUARDO è ANCORA SOCIAL?

Mi viene spontaneo chiedermelo, in questi tempi di social networking esasperato, in cui la parola scritta (spesso male) domina incontrastata su obsolete birrette in compagnia, cene di gruppo o caffè con amici che hanno voglia di chiacchierare. Mentre cammino per strada incrocio molti sguardi in meno e osservo tante teste chine sullo smartphone; in metro sbircio la tizia impegnata con candy crush o il tipo dall’aria intellettuale che legge il giornale sull’ipad. Ok, sarà che non riesco a farmi i fatti miei, ma sui mezzi benedico sempre il matto di turno che, sproloquiando ad alta voce, riesce ad attirare l’attenzione su di sé, convogliare gli sguardi in un’unica direzione, strappare un sorriso.

Me lo sono già chiesto in passato: chi è più matto? Faccio fatica a rispondere, più che altro intorno a me vedo molta solitudine, spesso abilmente nascosta dietro vite di facciata. Poi, come spesso accade quando i pensieri troppo generici portano con sé un po’ di malinconia, mi ricordo il viso di un po’ di persone che hanno avuto voglia di guardarmi negli occhi, mi hanno aperto il cuore e continuano a scaldarmi l’anima.

Sorrido tra me e me e mi consolo pensando che forse la tizia di candy crush a casa avrà un uomo che la aspetta con la cena pronta e una candela accesa (mmmh oddio mi sa che sto fantasticando troppo), mentre il tizio dell’ipad stava semplicemente leggendo qualche notizia per passare il tempo, ma non ha dimenticato come si gioca con gli sguardi.

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