SEMBRARE O ESSERE?ESISTERE O VIVERE?

Qualche anno fa un certo dottor Fromm si è chiesto “avere o essere?”; una manciata di annetti prima un autore teatrale inglese piuttosto bravino ha fatto chiedere a un personaggio “essere o non essere?”.
Oggi la scelta non è così radicale, la dicotomia non così netta. E’  il postmoderno, bellezza.
O forse è solo che oggi non è ieri, ed è giusto che sia così. Ieri, in realtà neanche troppo lontano nel tempo, si cercava di definire tutto, si ragionava per affermazioni o negazioni, o era bianco o era nero, sì o no. Oggi ci si accorge che tutto ciò che sembrava sacro è discutibile e tutto ciò su cui si può discutere ha in sé un germe sacro per il solo fatto di essere.

Adesso che la politica è in crisi, l’economia è in crisi, la famiglia per come la conoscevamo è in crisi, le religioni come risposta unica alle domande esistenziali sono in crisi, che cosa resta in me?
Un paio di occhi semiaperti, che si stanno risvegliando a fatica da un lungo sonno e iniziano ad osservare con amore infinito il mondo intorno, i suoi errori, le sue mancanze e la sua abbondanza. Platone lo diceva, anche lui un bel po’ di tempo fa: uscire dalla caverna, dal mondo d’ombra in cui abitiamo per comodità, all’inizio fa male. Ma è così bello, dopo, accorgersi di come la realtà sia un riflesso delle nostre anime, si illumina solo se noi impariamo a splendere.
Tra sembrare ed essere, scelgo di essere, con tutti i miei errori e i miei difetti, piena di una luce che nessuno mai mi toglierà perchè è solo mia e mi seguirà anche una volta concluso il cammino su questa porzione di Universo.
Tra esistere e vivere, scelgo di vivere, abbracciare i miei sogni invece di seguirli da lontano con la mente, lasciare che tutto scorra come sospinto da una brezza di cui però conosco la direzione, perchè mi appartiene.
Non intendo più mettermi a disposizione degli eventi, ma farli accadere ed entrarci dentro con tutta l’anima.
Oggi sento la vita scorrere nelle mie vene, sento la terra accogliere i miei piedi e il cielo accarezzare la mia testa. Non so se è questa la felicità, neppure mi interessa.

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