Calma…e gesso…

Ciao Bonnie,
è da un pò che non mi faccio vivo qui nel tuo bar…
versami qualcosa di buono, un anestetico o qualcosa di forte.
come me la passo?
a casa, in riposo forzato…
un infortunio sportivo…
certo, fratturarsi il piede durante gli ultimi 10 minuti dell’ultimo allenamento dell’anno, potrebbe definirsi sfiga.
ma in questi giorni, lontano dal caos del traffico della città, dai pensieri e dalle responsabilità di un lavoro fin troppo invadente, dallo stress di un ritmo frenetico a cui ci si abitua e a cui non si fa più caso, sto riscoprendo la gioia di vivere con lentezza.
il gesso e le stampelle mi costringono a rallentare…dal felino frenetico che si aggirava per casa, sono passato ad essere un goffo rinoceronte…
il tempo è dilatato, sembra fermo a volte.
riprendo in mano dei buoni amici, i libri. pazienti mi hanno aspettato, riposti sopra uno scaffale, magari ricoperti di polvere. ma non si sono mai lamentati se io li ho trascurati…o se ho fatto finta di non vederli, preferendo la tv o il computer alla loro silenziosa compagnia.
adesso è un buon momento per chieder loro scusa e per farmi perdonare…
mi godo la mia piccina, che cresce e che, giorno dopo giorno, ora dopo ora, impara nuove cose, con gli occhi puri e curiosi, che solo un bimbo può avere!
la mia amata compagna, che avrebbe avuto il diritto di rompermi anche l’altro di piede. mi dimostra, con ogni suo gesto, cosa voglia dire amare…
“mi solleva dai dolori e dai miei sbalzi d’umore”, come direbbe Battiato…
mi godo l’affetto delle mie famiglie e dei miei amici…tutti mi coccolano e mi ricordano che mi vogliono bene…
certo, se avessi qualcosa per grattarmi la gamba ingessata, non sarebbe  male…
ma tutto adesso è calma…e gesso….

 

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PENSIERO D’ESTATE

Ho voglia di camminare scalza per i prati, sentire terra scura sotto i piedi, respirare l’odore della pioggia appena caduta, mangiare more e pesche e fragole e ciliegie assaporando la natura. Ho voglia di sentire le mie gambe mentre corrono, ringraziare per la strada che ho percorso fino ad oggi, scegliere sentieri sempre nuovi per il gusto di vedere dove portano. Ho voglia di sporcarmi la faccia, le mani, la pancia, ho voglia di sentire madre terra, di ascoltare il mio respiro nel respiro del fango. Ho voglia di esserci, prima corpo poi anima, di benedire il mio presente attraverso la natura che tutto avvolge.
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ARIA DI MARE (DEVE ESSERMI ENTRATO UN PO’ DI SALE NEL CERVELLO)

L’aria si fa più fresca e il respiro più profondo..finalmente. Sento ancora un po’ di torpore che viene dal caldo e avrei voglia di dormire, Invece a breve alzerò queste chiappette pigre e andrò a yoga, vediamo se riesco a mettere un po’ d’ordine nel caos e a rilassarmi. Nella testa mi passeggiano indisturbati i pensieri più dementi, sono simpatici ma me ne distacco. Ho gli occhi che mi bruciano, tanto caldo e voglia di mare.

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PAURAAAAAA

Oggi spillo fresca fresca una bella pinta di paura. Ho scritto proprio “paura”, non mi sono confusa. E’ quel fantasma enorme che, se provi a bucarlo con uno spillo, diventa un palloncino sgonfio, mentre se lo guardi senza fare niente cresce a dismisura. Da mamma paura nascono una serie infinita di problemi e blocchi, anche se presa a piccole dosi pare faccia bene, perchè ci permette di alzare le antenne di fronte ai pericoli. Come tutti gli elementi naturali (l’acqua è ottima da bere e mi permette di lavarmi, ma se diventa tsunami la apprezzo di meno).
ll problema è che spesso viviamo soffocati dallo tsunami e non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Da quando ho deciso di essere me e basta, di assaggiare ogni giorno un pizzico di libertà, ho provato una serie infinita di gioie e soddisfazioni.  Eppure ogni tanto fa capolino la paura, di non farcela, di essere egoista, di non essere nel giusto (che cosa sarà mai questo giusto, qualcuno lo sa?).

E poi, bastarde e fiere, mi si sono presentate le mie pù grandi paure, che non nomino qui per pudore (o per paura?) e mi hanno detto: “Abbella, senti un po’, se vuoi aiutare gli altri non puoi ignorarci a vita. Non siamo qui per farti male ma per insegnarti delle cose. Vuoi andare avanti o rimanere ferma?Scegli tu”. Io le ho ascoltate, sto tergiversando come solo chi ha davvero paura sa fare, ma so che se voglio andare avanti devo non limitarmi a guardare in faccia le mie paure. Ci devo proprio entrare dentro. Devo sentire tutto quello che provocano in me, le sensazioni fisiche e le emozioni che mi regalano in aggiunta. Non si scappa, mi tocca. Inizia da qui il mio piccolo grande viaggio dell’eroe.

I bambini imparano ciò che vivono

“Se il bambino viene criticato,
impara a condannare.
Se vive nell’ostilità,
impara ad aggredire.
Se vive deriso,
impara la timidezza.
Se vive vergognandosi,
impara a sentirsi colpevole.
Se vive trattato con tolleranza,
impara ad essere paziente.
Se vive nell’incoraggiamento,
impara la fiducia.
Se vive nell’approvazione,
impara ad apprezzare.
Se vive nella lealtà,
impara la giustizia.
Se vive con sicurezza,
impara ad avere fede.
Se vive volendosi bene,
impara a trovare amore e amicizia nel mondo.”

Dorothy Law Nolte

ALDISIO FOOTBALL CLUB

Oggi voglio dedicare un pensiero a tutti quegli amici di Catanzaro, con i quali ho condiviso ore e ore della mia vita, a giocare a pallone al campetto della scuola elementare “‘Aldisio”… butto giù un po’ di ricordi…spero che qualcuno li legga, e che si faccia due risate pensando a quante ne abbiamo passate insieme…
quando tutto iniziava scavalcando con agilità il muretto con ringhiera del campetto…

  • le pallonate in testa agli sventurati motociclisti, con rischio di catafotterli per strada…
  • le pallonate dentro il negozio di arredamento, con annessi i seguenti rischi:
    • distruzione di vasi cinesi e mobili antichi dal valore inestimabile;
    • distruzione di specchi stile luigi xvi, con conseguente sfiga galattica per 7 anni;
    • rabbia incontrollabile del proprietario del negozio, che in preda a violenti raptus di follia omicida, ci squartava sistematicamente il supersantos…
  • pallone sotto le macchine: e chi cacchio ci si infilava sotto per riprenderlo????
  • il pallone a fondo discesa…per recuperarlo toccava chiamare un taxi…
  • pallone sul balcone del custode, che assomigliava a Frankenstein. ci voleva un coraggio da leoni per andargli a bussare (soprattutto alle tre del pomeriggio, quando l’orco schiacciava un pisolino…)…
  • il pallone bucato, da tiro potentissimo o più probabilmente da spigolo di muro…e giù con la colletta per arrivare alle fatidiche 3500 lire, per ricomprarlo…
  • i mitici tiri a pallonetto di Alessio, stile Holly e Benji, che scavalcavano centrocampo, difesa, portiere, muretti, staccionate, cancelli, e finivano inesorabilmente in goalsssssss;
  • le bevute in 20 alla stessa bottiglia e sticazzi alle infezioni, alla saliva ecc ecc.
  • le ginocchia sbucciate, ferite e cicatrici, vanto per noi ragazzini…
  • le sfide a “scalare” o alla “tedesca”, le sfide ai rigori…
  • ognuno di noi che immaginava di essere un calciatore famoso…

ragazzi, che bei tempi…

SEMBRARE O ESSERE?ESISTERE O VIVERE?

Qualche anno fa un certo dottor Fromm si è chiesto “avere o essere?”; una manciata di annetti prima un autore teatrale inglese piuttosto bravino ha fatto chiedere a un personaggio “essere o non essere?”.
Oggi la scelta non è così radicale, la dicotomia non così netta. E’  il postmoderno, bellezza.
O forse è solo che oggi non è ieri, ed è giusto che sia così. Ieri, in realtà neanche troppo lontano nel tempo, si cercava di definire tutto, si ragionava per affermazioni o negazioni, o era bianco o era nero, sì o no. Oggi ci si accorge che tutto ciò che sembrava sacro è discutibile e tutto ciò su cui si può discutere ha in sé un germe sacro per il solo fatto di essere.

Adesso che la politica è in crisi, l’economia è in crisi, la famiglia per come la conoscevamo è in crisi, le religioni come risposta unica alle domande esistenziali sono in crisi, che cosa resta in me?
Un paio di occhi semiaperti, che si stanno risvegliando a fatica da un lungo sonno e iniziano ad osservare con amore infinito il mondo intorno, i suoi errori, le sue mancanze e la sua abbondanza. Platone lo diceva, anche lui un bel po’ di tempo fa: uscire dalla caverna, dal mondo d’ombra in cui abitiamo per comodità, all’inizio fa male. Ma è così bello, dopo, accorgersi di come la realtà sia un riflesso delle nostre anime, si illumina solo se noi impariamo a splendere.
Tra sembrare ed essere, scelgo di essere, con tutti i miei errori e i miei difetti, piena di una luce che nessuno mai mi toglierà perchè è solo mia e mi seguirà anche una volta concluso il cammino su questa porzione di Universo.
Tra esistere e vivere, scelgo di vivere, abbracciare i miei sogni invece di seguirli da lontano con la mente, lasciare che tutto scorra come sospinto da una brezza di cui però conosco la direzione, perchè mi appartiene.
Non intendo più mettermi a disposizione degli eventi, ma farli accadere ed entrarci dentro con tutta l’anima.
Oggi sento la vita scorrere nelle mie vene, sento la terra accogliere i miei piedi e il cielo accarezzare la mia testa. Non so se è questa la felicità, neppure mi interessa.

CIAO RINO

Oggi è il due Giugno. Questo giorno per me dovrebbe essere speciale, è la festa della Repubblica. Eppure non mi sento in vena di festeggiamenti e non mi viene spontaneo pensare a al due volte Presidente della solita Repubblica delle banane, non mi emoziono guardando le immagini dei corazzieri, del Milite Ignoto, dell’Altare di una Patria fantasma. E’ vero che il 2 Giugno del 1946 la Repubblica ha vinto sulla monarchia. Sarei forse più felice se questa Repubblica non si fosse sdoppiata, triplicata, umiliata. E adesso che mi ritrovo nella terza, forse quarta, forse centunesima Repubblica, il mio pensiero liberamente sceglie di andare oltre, avanti, anche se ancora nel passato.
Il due Giugno del 1981 è morto Rino Gaetano, cantautore e libero pensatore. Calabrese nell’anima e nelle vocali aperte, poeta delicato e forte, ironico e tagliente al tempo stesso.
Se n’è andato come aveva descritto in una canzone, “La Ballata di Renzo”, dopo aver avuto un incidente d’auto ed essere stato rifiutato da tre ospedali. Qualcuno dice che la Massoneria l’ha ucciso. Non lo so, se è vero spero che si possa fare luce e giustizia. Quel che so è che riascoltare oggi le sue canzoni significa ancora osservare la realtà e ridere per non piangere. Significa sentirsi del sud perchè l’anima lo suggerisce, non perchè lo ha deciso qualcuno per noi. Sentirsi a sud di tutto e di tutti ed esserne orgogliosi.
Non so davvero se per scelta di qualcuno o per caso, Rino Gaetano è andato via proprio il giorno in cui fa il compleanno questa bizzarra Repubblica. Ovunque sia voglio dirgli grazie, perché è solo grazie a lui e ad altri spiriti liberi che ho capito chi è buffo e chi è serio. Ho capito da che parte stare. Sto dalla parte dei folli, di chi dice “Mio fratello è figlio unico”.
Perchè ho visto –  e ancora oggi vedo –  quanto male può fare la presunta normalità.